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Salute Pubblica

Focus on Partecipazione della 3M alla missione umanitaria delle Forze Armate Italiane “Quattro stelle per l’Uganda”

Alla fine dello scorso anno, a cavallo dei mesi di Novembre e Dicembre, abbiamo avuto l’onore di partecipare, attraverso la donazione di materiale ospedaliero e medicale, ad una missione umanitaria che ha visto coinvolti i servizi medici e sanitari delle quattro forze armate, per la prima volta insieme in una esperienza del genere, che per questo motivo è stata battezzata “Quattro Stelle per l’Uganda” .

Medici ed infermieri di Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri, ai quali si sono aggiunti due medici civili, hanno portato il loro aiuto alla Fondazione AVSI, una ONG italiana attiva da anni in Uganda ed in altri 38 paesi con progetti di cooperazione, mettendo la loro esperienza al servizio dei sanitari locali che gestiscono il piccolo ma efficiente ospedale St.Joseph di Kitgum.

La missione è durata circa 15 giorni ed ha visto coinvolti 20 militari (medici infermieri ed addetti alla logistica) più due medici civili, che nel corso delle due settimane hanno prodotto circa 100 interventi chirurgici, 230 endoscopie digestive, centinaia di visite ginecologiche ed ostetriche, ecografie, colposcopie e visite ortopediche ed oltre 500 analisi microscopiche e test di laboratorio. E’ stata anche svolta una intensa attività formativa, soprattutto verso figure professionali di supporto ai medici locali, cui sono state fornite capacità di prestare autonomamente assistenza alla popolazione. Grande attenzione infine anche alle attività di addestramento alla prevenzione.

Di seguito l’articolo integrale del Capitano Stefano Testa, dell’Ufficio Pubblica Informazione dello Stato Maggiore dell’Aeronautica

Salvare l'Africa con gli Africani». Ci sono parole che per la forza del messaggio che portano sopravvivono agli uomini che le hanno pronunciate e diventano ispirazione per altri uomini. Ciò che il missionario italiano padre Daniele Comboni ci ha lasciato con questa frase, circa un secolo e mezzo fa, è molto più del motto con cui oggi si identifica l'ordine religioso che porta il suo nome. E' un grido di speranza. E' una sfida quotidiana che migliaia di uomini e donne di tutto il mondo affrontano in silenzio, in nome della libertà e del progresso dei popoli africani.

Il St. Joseph di Kitgum, piccolo ma efficiente ospedale gestito dagli ugandesi per gli ugandesi, è il simbolo di tutto questo e la testimonianza che, grazie all'impegno dei "volontari", molti dei quali italiani, la storia africana attuale è quella di un popolo in lento ma costante cammino.

E proprio al St. Joseph, nel cinquantenario della sua costituzione, si è svolta tra novembre e dicembre scorsi la missione "Quattro stelle per l'Uganda", la prima in cui medici e infermieri di Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri hanno operato insieme per aiutare la Fondazione AVSI, ONG italiana tra i principali sostenitori dell'ospedale e da anni impegnata in Uganda e in altri 38 Paesi con numerosi progetti di cooperazione e sviluppo.

Giunto dall'Italia con un C-130J dell'Aeronautica Militare insieme a dieci tonnellate di aiuti e presidi sanitari, il gruppo - venti tra uomini e donne in divisa e due civili - ha raggiunto la poverissima Kitgum, cittadina a nord del Paese, quasi al confine con il Sudan, con mezzi della Cooperazione Italiana del Ministero Affari Esteri. Lì, il personale italiano ha lavorato per due settimane al fianco dei sanitari locali, addestrando soprattutto assistenti e infermieri, figure professionali di supporto fondamentali per i pochi medici presenti nella struttura. Alla fine, sono stati circa 60 gli operatori formati: risorse che, unitamente al materiale e alle apparecchiature donate da aziende pubbliche e private italiane, permetteranno di offrire alla popolazione servizi di assistenza prima impensabili. Un'attività, questa della formazione, condotta parallelamente a quelle ambulatoriali e di sala operatoria, svolte secondo un programma concordato tra la Direzione Generale della Sanità Militare, che ha coordinato la missione, l'AVSI e l'ospedale stesso. Bilancio finale: oltre 100 interventi chirurgici, centinaia di endoscopie digestive, visite ginecologiche e ostetriche, ecografie e visite ortopediche; più di 500 le analisi microscopiche e i test di laboratorio, soprattutto su bambini, per casi sospetti di malaria, colera, tubercolosi e aids.

«Avete portato in questo angolo dimenticato del mondo la vostra passione, la vostra competenza ed un messaggio importante: avere fiducia nel prossimo. "Afoio" (che nella lingua acholi, la cultura locale, significa "Ringrazio Dio per averti incontrato", nda)». E' l'arrivederci di padre Tarcisio Pazzaglia, italiano di nascita ma ugandese di elezione, un comboniano che da 46 anni dedica la sua vita ai ragazzi dello Stato africano.

Ieri, durante la ventennale, sanguinosa guerra civile che ha sconvolto il Paese, per strapparli alle armi degli eserciti irregolari; oggi, per restituire loro un futuro di dignità e speranza.

"Afoio" Tarcisio, "Afoio" Uganda.

Stefano Testa

Testi e foto: Ufficio P.I. Aeronautica Militare

Video: Troupe Azzurra Aeronautica Militare

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